Learn Italian: Listening & Comprehension

Hi guys & welcome back to my blog!

This video is about Learn Italian: Listening & Comprehension!

The best way to improve your Italian is reading an Italian Book!

This is the first  of a series of Italian video lessons dedicated to people who have an Advanced level of Italian. In this video I read a passage from one of the most famous book of the world:

Alta Fedeltà by Nick Hornby


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Since the video is without subtitles, below you will find the script of the passage. You can read it while I’m reading in order to better understand. At the end there will be 5 questions to answer! Pay attention!


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Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1)
Alison Ashworth
2)
Penny Hardwick
3)
Jackie Alien
4)
Charlie Nicholson
5)
Sarah Kendrew.
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti fra le prime dieci, ma non c’è spazio per te fra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.

Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale. Quei tempi sono passati, e che liberazione, cazzo; l’infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un po’ come avere il raffreddore o essere al verde. Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima.
1. Alison Ashworth (1972)
Quasi tutti i pomeriggi, ciondolavamo ai giardinetti che stavano proprio dietro casa mia. Vivevo nello Hertfordshire, ma avrebbe potuto benissimo trattarsi di un qualsiasi sobborgo inglese: il solito genere di sobborgo, col solito genere di giardinetti – a tre minuti da casa, giusto dall’altra parte della strada, davanti a una breve fila di negozi (un supermercato VG, un giornalaio, un negozio di liquori). Niente ti aiutava a orientarti; se i negozi erano aperti (e chiudevano alle cinque e mezza, e all’una il giovedì, e per tutto il giorno la domenica), magari potevi andare dal giornalaio e dare un’occhiata al giornale locale, ma anche questo non era detto che ti mettesse sulla pista giusta.

Avevamo dodici o tredici anni, e avevamo scoperto da poco l’ironia – o almeno, quella che poi compresi essere l’ironia: ci sentivamo Uberi di usare l’altalena, la giostra e gli altri giochi per bambini che arrugginivano lì ai giardinetti, solo a condizione di ostentare una specie di distacco voluto e ironico. Il che implicava o affettare distrazione (e in questo caso si poteva fischiettare, o chiacchierare, o giocherellare con un mozzicone di sigaretta o con una scatola di fiammiferi); oppure sfidare il pericolo, e quindi buttarsi dall’altalena quando toccava il punto più alto, saltare dalla giostra quando era lanciata al massimo della velocità, o aggrapparsi al dondolo finché non raggiungeva una posizione quasi verticale. Se in un modo o nell’altro riuscivi a dimostrare che in questi divertimenti infantili potevi rischiarci la pelle, allora giocarci diventava ok.

Non avevamo ironia, però, in fatto di ragazze. Non c’era stato tempo. Un attimo non esistevano, almeno non in un qualche modo per noi interessante, e l’attimo dopo non potevi evitarle: erano dappertutto, erano ovunque. Un attimo avevi voglia di dargli una botta in testa perché erano tua sorella, o la sorella di qualcun altro, e l’attimo dopo volevi… in realtà, non sapevamo mica cosa volessimo dopo, ma era qualcosa, qualcosa. Quasi all’improvviso, tutte queste sorelle (non esisteva altro tipo di ragazze, non ancora) erano diventate interessanti, persino inquietanti.
Vedi, noi non eravamo tanto diversi da prima. C’era venuta la voce stridula,

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